Come i social network condizionano la nostra mente!

Ormai è un dato di fatto: I social network sono una presenza fissa nella nostra vita. Che lo vogliamo o noi, le informazioni sociali rimbalzano da un dispositivo all’altro coinvolgendoci, nostro malgrado, in un vortice di informazioni al quale è diventato ormai impossibile sottrarsi. Quello che non tutti sanno ancora, è che le grandi aziende social, adottano delle tecniche psicologiche in grado di dirottare la nostra mente e il nostro pensiero, manipolando la nostra attenzione e monopolizzando il nostro tempo.

Esattamente come i fast food sfruttano i desideri umani più basilari, come la fame, il desiderio di sapori dolci e salati, e il senso di appagamento temporaneo legato al gusto, Così anche i social media sfruttano alcune vulnerabilità mentali, come il desiderio di informazione, di conoscenza. La voglia di sapere e le basilari curiosità che rendono l’essere umano proprio così com’è: assetato di conoscenza, ma con poca voglia di lavorare per ottenerla. Ecco quindi che i social network soddisfano quella curiosità, in modo apparentemente semplice, ma sfruttando questo elemento per condizionare le nostre menti, con azioni apparentemente innocue, ma in realtà estremamente potenti, in quanto capaci di creare eserciti di persone pronte a recepire qualsiasi tipo di messaggio, giusto o sbagliato che sia.

Ecco quindi alcune tecniche psicologiche utilizzate dai Social Network per condizionare il nostro pensiero.

1: Il colore Rosso.

Nella psicologia dei colori, il rosso è stato sempre associato ad un senso di pericolo, avvertimento, capace quindi di attirare la nostra attenzione rispetto a qualsiasi altro colore. Alcuni studi hanno dimostrato che i bambini tendono a comportarsi in maniera peggiore, quando sono dotati di oggetti di colore rosso, o libri con le copertine rosse. Questo succede perchè questo colore è associato inconsciamente ad un comportamento, quello di evitare oggetti o situazioni attinenti a questo colore. Non a caso i segnali di stop e gli allarmi usano questo colore.

Quando Facebook è nato, inizialmente le icone di notifica erano di colore blu che, seppur di una tonalità diversa dal resto del sito, erano completamente ignorate. Da quando è stato introdotto il rosso nelle notifiche di Facebook, il tasso di reazione è aumentato in maniera veritiginosa. Tanto che oggi sono migliaia i siti web, e le app che adottano questo colore per le notifiche, incoraggiando così gli utenti a cliccarci sopra.

E’ stato anche scoperto che milioni di persone, cliccano queste icone rosse, solo con l’intento di fare sparire il colore, in quanto reca un senso di disturbo.

2. Elementi di rinforzo.

I like, le reazioni, i retweet, le condivisioni, sono elementi di rinforzo positivo che incoraggiano le persone a tornare sulle piattaforme. Quando gli utenti ricevono questa forma di convalida sociale, hanno una forte scarica di dopamina, nota anche come “la molecola della ricompensa”, ottenendo lo stesso senso di appagamento che si ottiene dopo aver completato un allenamento o avere raggiunto un traguardo tanto ambito.

Offrendo strumenti che consentono agli utenti di ottenere queste “convalide sociali”, i social network non fanno altro che invitare gli utenti a tornare sulle loro piattaforme, per ottenere un rinforzo positivo ed ottenere quindi un senso di appagamento, che purtroppo ha una breve durata nel tempo.

3. Sistemi di ricompensa per generare dipendenza.

Si chiama “nucleo accumbens” ed è la parte del cervello responsabile della brama e del desiderio. Questa sezione del nostro cervello risulta più attiva quando siamo in una situazione mentale nella quale attendiamo la consegna di un premio, oppure l’esito di un esame, o la risposta ad un questionario. E’ il momento nel quale il soggetto non è a conoscenza se, a seguito della sua azione, seguirà la ricompensa, ma sicuramente la desidera fortemente.

L’esempio classico di questa tecnica psicologica è dato dalle slot machine, che offrono proprio un sistema di ricompensa variabile, del quale non possiamo conoscere l’esito prima del termine di una determinata azione. Sembra proprio che sia questo il meccanismo che rende migliaia di persone dipendenti dal gioco d’azzardo.

Le aziende Social Media adottano anche questi sistemi di ricompensa variabile, per incoraggiare le persone a desiderare le proprie piattaforme. Nello specifico le app, che adottano lo scrolling per aggiornare il contenuto generano una continua brama, in quanto sappiamo che, mente scrolliamo, il sistema potrebbe pubblicare automaticamente nuovi contenuti, scatenando la paura di potersi perdere un tweet o un post importante.

Queste aziende desiderano che le persone continuino a scorrere i feed alla ricerca di nuove ricompense in quanto questo significa che resteranno più a lungo sulla piattaforma, e vedranno più contenuti sponsorizzati.

4. Le emozioni negative.

E’ scientificamente provato che le persone utilizzino di più i social network quando provano emozioni negative, come la noia, la rabbia oppure il senso di vulnerabilità, questo perchè interagire con i social permette di distrarsi da questi sentimenti. Non a caso i ricercatori hanno scoperto che le persone depresse controllano la posta elettronica molto più spesso rispetto alle altre in quanto hanno bisogno di continue scariche di dopamina, che vengono generare proprio quando si riceve una mail.

I social media possono sfruttare tutto questo, per esempio manipolando i feedback in modo che ricevano molti più like sui post, quando possono riportare contenuti tristi o negativi. Quello che non tutti sanno è che i social media hanno algoritmi molto complessi, in grado di nascondere i like di un post per poi rilasciarli improvvisamente in grande numero. Questi algoritmi analizzano continuamente ogni singola attività di ogni singolo utente, con lo scopo di migliorare sempre di più la fidelizzazione delle persone nei confronti di una piattaforma piuttosto che l’altra.

5. La prova sociale.

Con “Prova Sociale” si intende quel fenomeno mentale in cui le persone tendono a copiare le azioni degli altri nel tentativo di eseguire un comportamento corretto in una determinata situazione. In un classico esperimento i ricercatori hanno scoperto che le persone avevano più probabilità di firmare una petizione quando sembrava che molti altri lo avessero fatto. E’ un po il concetto per il quale le persone saranno più propense ad investire il proprio denaro con un broker, se esso ha dimostrato di avere già accumulato tantissimi soldi.

Per incoraggiarci a restare attivi sulle loro piattaforme, i social network ci informeranno continuamente in merito alle attività dei nostri amici. E se decidiamo di fare una pausa, e smettere di seguire qualcuno, come per magia, inizieranno ad arrivare aggiornamenti via email su quello che i nostri amici stanno facendo senza di noi.

Non a caso Facebook consente di sapere quando i nostri amici sono online, in tempo reale. In questo modo il messaggio nascosto del social network è quello di farci sapere che i nostri amici sono attivi, e quindi dovremmo esserlo anche noi.

6. La reciprocità sociale.

In psicologia il termine reciprocità indica quella norma sociale delle persone che rispondono spontaneamente alle persone che le hanno trattate in modo positivo. I grandi marchi adottano spesso questa norma di reciprocità per aumentare le vendite. E’ per questo motivo che i camerieri che coccolano i propri clienti ricevono in media il 21% di mancia in più rispetto a chi si dimostra più professionale ma distaccato.

I social network sfruttano proprio la reciprocità in modo da renderci più attivi e reattivi sulle piattaforme. Per esempio Facebook consente agli utenti di sapere quando i loro messaggi sono stati letti, incoraggiandoli a rispondere più rapidamente. Alcune pagine facebook sono premiate quando ottengono un elevato grado di reattività ai messaggi. Snapchat, per dare un altro esempio, presenta un sistema che consente di sapere per quanti giorni consecutivi gli amici si sono scambiati messaggi. Scatenando una vera guerra di botta e risposta, con il solo scopo di mantenere questi elementi ben visibili sul nostro profilo.

Se pensiamo che Snapchat è utilizzato in particolar modo da adolescenti ci rendiamo conto di come questo sistema, che genera dipendenza nel cervello di persone il cui cervello è ancora in fase di sviluppo, possa avere conseguenze molto problematiche in futuro.

7. L’autorevolezza.

E’ molto più probabile che le persone seguano le indicazioni di altre persone, quando queste ultime appaiono come autorità. E’ questo il motivo per il quale spesso i venditori indossano camici o divise. E’ quindi molto più probabile che le persone si fidano più di una piattaforma web, quando è progettata professionalmente, facile da usare, e fornisce un sistema di assistenza costante e affidabile. I social network si comportano in questo modo in quanto, così facendo, ci fidiamo maggiormente, e forniamo quindi le nostre informazioni quando vengono richieste.

Non a caso le piattaforme social spesso adottano degli stratagemmi visivi, per rendere difficoltoso l’accesso per esempio alle informazioni sulla privacy. L’utilizzo dell’icona con il lucchetto poi, è adottato per indurci a pensare che le nostre informazioni sono al sicuro. In questo modo gli utenti pensano che le aziende stiano agendo nei loro interessi, peccato che invece, vogliono solo apparire come se lo facessero.

Un’ulteriore esempio è dato da Facebook Messenger. Quando installiamo l’app. sul nostro telefono il sistema, molto gentilmente, ci chiede se vogliamo sincronizzare i contatti presenti nel telefono. Le due opzioni si risposta sono: “Si” e “Non ora”, il “No” non è contemplato. Nel momento in cui Facebook otterrà il nostro consenso, ecco creati migliaia di “profili fantasma” per quelle persone che ancora non usano Facebook. Questi profili verranno in ogni caso venduti agli inserzionisti esterni.

8. Il cavallo di Troia.

E’ ormai noto che le società Social Media vendono le nostre informazioni agli inserzionisti, che le utilizzano per imporci pubblicità mirata. Tuttavia questa pratica non si limita al solo uso dei social network. Facebook, per esempio, monitora anche l’utilizzo di internet da parte degli utenti. Ogni sito web che incorpora il famoso “Pixel” tanto utile agli inserzionisti, segnalerà a Facebook anche la nostra visita ad un sito esterno.

A meno che non modifichiamo particolari impostazioni sulla Privacy, in un modo certo non semplice da fare, Facebook terrà traccia anche della nostra posizione. Recentemente inoltre, si è scoperto che Facebook tiene traccia anche della cronologia delle telefonate, messaggi vocali e testuali. Sembra inoltre che, anche tramite il microfono del nostro telefono Facebook possa “ascoltare” le nostre conversazioni anche nella vita reale.

Il database degli utenti di Facebook conta su ben 52.000 attributi, tutti legati ad ogni singolo profilo, in modo da ottenere profili utenti molto precisi, sulla base delle nostre azioni, dei luoghi che visitiamo, e su tutto quello che diciamo. L’aspetto preoccupante di tutto questo, è che queste informazioni, possono essere rivendute praticamente a chiunque. Il permesso lo abbiamo fornito proprio noi, accettando i termini di contratto, nel momento in cui ci siamo registrati sulla piattaforma.

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