Riforma Pensioni 2019: Ecco i 3 Elementi Cardine e Come Funzionano!

Riforma Pensioni 2019: una grande scommessa per il governo attuale che ha come obiettivo quello di superare definitivamente la Legge Fornero. Opzione Donne, Pensione Anticipata e Quota 100 sono i Pilastri del cambiamento.

Sono giorni importanti questi per il futuro di tantissimi lavoratori che si avvicinano alla pensione o la stanno per richiedere. Ma anche per tutti gli altri lavoratori che conosceranno i nuovi parametri di calcolo di quando e come arriveranno alla fine della loro attività lavorativa. La Riforma delle Pensioni del governo targato M5s e Lega è pronta per essere varata. Dopo le grandi promesse fatte in campagna elettorale finalmente vedranno la luce provvedimenti come la Quota 100, la Pensione Anticipata e la rivisitazione dell’Opzione Donna.

Con la Quota 100 si potrà andare in pensione anche a 62 anni, purchè si siano versati almeno 38 anni di contributi. Con la Pensione anticipata si potrà andare in pensione a qualsiasi età purchè si siano versati 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini. Con l’Opzione Donna si potrà andare in pensione anche con 35 anni di contributi.

Ma entriamo nel dettaglio per comprendere meglio come funzionano questi provvedimenti. Riteniamo opportuno mettere una lente d’ingrandimento su tutti quegli aspetti della riforma che devono essere valutati bene dai lavoratori. Questo per favorire tutti nel compiere la scelta più adatta in base alla propria situazione e non rischiare di perdere dei soldi che invece spettano.

Riforma Pensioni 2019: un pilastro di questa riforma è l’Opzione Donna, prolungata e rinnovata rispetto al 2018, che prevede delle opportunità per le lavoratrici ma anche delle insidie. Occorre fare attenzione.

Questi primi giorni del 2019 sono decisivi per l’approvazione della Riforma delle Pensioni. Se ne parla da sempre. Tutti i governi ne hanno fatto strumento di promesse ed è stata più volte rivista ma evidentemente non è mai stata risolutiva per garantire la serenità di tutti coloro che devono richiederla. Anche perché non ci sarebbe evidentemente stato bisogno di nuove riforme successive.  Come sempre è un argomento delicato e oggetto di tantissime polemiche e strumentalizzazioni che generano confusione in chi cerca di capirci davvero qualcosa. Il governo, guidato da M5s e Lega, ha da sempre promesso novità e miglioramento delle condizioni attuali.

Cerchiamo insieme di comprendere meglio gli aspetti essenziali di questa riforma. Abbiamo individuato tre elementi cardine e ne andiamo a fondo per capire come funzionano. Parliamo di Opzione Donna, Quota 100 e Pensione Anticipata. Per quanto riguarda l’opzione donna, possono richiedere di beneficiarne le lavoratrici dipendenti nate entro il 31 dicembre 1959 e le autonome nate entro il 31 Dicembre 1958. E con molta probabilità saranno incluse anche quelle nate entro il 31 dicembre 1960. Queste lavoratrici potranno andare in pensione se hanno almeno 35 anni di contributi versati.

Entriamo ancora di più dentro questo punto che ha bisogno di essere sviscerato bene. Innanzitutto come verranno calcolati questi anni di contributi? I versamenti che potranno essere presi in considerazione sono quelli obbligatori, da riscatto, volontari, da ricongiunzione e figurativi. Non verranno considerati i periodi di disoccupazione o di malattia. Inoltre, l’ammontare della pensione che si percepirà sarà calcolato solo con il metodo contributivo.

Ricordiamo che questo metodo venne introdotto dal governo Dini nel 1995 e consiste nel fatto che l’importo dell’assegno viene calcolato in percentuale sul montante complessivo dei contributi versati. Ora spieghiamo bene un’importante caratteristica di questo provvedimento che può nascondere un’insidia molto pericolosa. Chiedere di beneficiare dell’Opzione Donna, infatti, comporterà per le aventi diritto il fatto di non poter beneficiare eventualmente del metodo misto per il calcolo dell’assegno.

Che cosa significa? Il metodo misto ha come elemento principale di calcolo la situazione della lavoratrice al 31 Dicembre 1995. Se la lavoratrice che oggi chiede di andare in pensione ha a questa data almeno 18 anni di contributi, allora la sua pensione sarà calcolata con il metodo retributivo fino al 31 dicembre 2011 e contributivo da lì in poi. Per tutte le altre, invece, la pensione sarà calcolata con il metodo contributivo dal 01 Gennaio 1996 fino al pensionamento. Ricordiamo che il metodo retributivo permette di calcolare l’importo dell’assegno in base alla media delle ultime retribuzioni percepite, che di solito sono superiori a quelle precedenti.

E’ chiaro che chiedere di beneficiare dell’opzione donna potrebbe essere un danno per alcune lavoratrici. Ovvero per quelle che volessero beneficiare del metodo misto a retribuzione che, invece, potrebbero vedersi decurtato il proprio assegno anche del 30%. Parliamo ovviamente di lavoratrici con stipendi medio-alti. Occorrerà fare molta attenzione per evitare di fare la scelta sbagliata.

Riforma Pensione 2019: Quota 100 e Pensione Anticipata gli altri 2 Pilastri della Riforma. Un Vantaggio per tantissimi lavoratori e lavoratrici, soprattutto per chi lavora da giovanissimo e magari svolge anche lavori usuranti.

Passiamo ora alla quota 100. Questa è una novità assoluta di questo governo promessa in campagna elettorale. Consiste nel fatto che i lavoratori potranno andare in pensione anche a 62 anni purchè abbiano versato almeno 38 anni di contributi. Non vengono considerati, nel calcolo della quota 100, i redditi percepiti da lavoro occasionale che superano i 5mila euro lordi. Questo divieto decade, ovviamente, se non si usufruisce della quota 100 ma si arriva alla normale età pensionabile. Un distinguo importante viene fatto per i dipendenti pubblici. Per chi maturerà la quota 100 al 31 Marzo 2019 potrà andare in pensione a partire dal 01 luglio 2019.

Mentre chi maturerà la quota 100 dal 01 Aprile 2019 dovrà attendere 6 mesi prima della richiesta di pensionamento. Altra novità è che la richiesta è ad esclusiva volontà del dipendente che non potrà essere in alcun modo obbligato dall’amministrazione di appartenenza. Non potrà richiedere la quota 100 chi ha già richiesto l’isopensione ovvero un programma volontario di uscita dal lavoro, anticipato anche di 7 anni rispetto a quello previsto per legge. L’isopensione può essere richiesta da quei lavoratori privati che lavorano in aziende con più di 15 dipendenti che hanno bisogno di ringiovanire la propria forza lavoro. E’ completamente a carico dell’azienda fino al raggiungimento dell’età pensionabile.

Infine ultimo tassello importante di questa riforma è la pensione anticipata. Con questo terzo punto il governo intende superare definitivamente la legge Fornero che ha allungato di molto l’età attuale di congedo dal lavoro. Infatti potranno richiedere di andare in pensione tutte quelle lavoratrici che avranno conseguito 41 anni e 10 mesi di contributi, indipendentemente dall’età in cui la richiedono. Mentre per i lavoratori la soglia è di 42 anni e 10 mesi di contributi. In più il Governo è fermamente intenzionato a bloccare l’adeguamento dell’età pensionabile in base all’aumento delle aspettative di vita che oggi è in vigore.

Si riuscirà veramente a mandare in porto una riforma che tenga conto delle esigenze di tutti i lavoratori? E i lavoratori saranno messi in grado di conoscere davvero tutte le opzioni che sono poi più idonee alla propria situazione contributiva?

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