Inps: le pensioni degli Italiani sono a rischio?

Le pensioni degli Italiani sono a rischio? I dati allarmanti sulle previsioni dei conti in rosso dell’Inps, fino al buco del 2023 pari a 53 miliardi.

Il nostro sistema previdenziale è considerato da molti uno dei più sostenibili in Occidente. Eppure i nostri conti sono in sofferenza. Ancora non possiamo parlare di rischio concreto di default, ma gli esperti hanno già lanciato l’allarme sui conti dell’Inps. È già da tempo che si parla di questo argomento e, se pagare i contributi è un obbligo di legge, alla lunga non è detto che il sistema riesca a reggere perfettamente. Alla luce di numerose analisi, nessuno potrebbe garantire che tutti coloro che versano i contributi attualmente in futuro potranno beneficiare di una pensione adeguata. Il patrimonio dell’Inps è ritenuto in rosso, come ha rivelato anche una recente analisi della Corte dei Conti.

Una situazione in peggioramento

Come hanno rivelato gli analisti, l’Inps avrebbe incassato di meno e speso più di quanto era previsto inizialmente. Per questo si calcola che si sia arrivati ad un risultato economico negativo attestabile sui 7,75 miliardi. Ci sarebbe un disavanzo in senso peggiorativo di 1,76 miliardi, almeno stando alla soglia dei dati che riguardano il 2016.

Già in passato si prevedeva un rischio del genere e le stime erano molto pessimistiche. Si riteneva che l’Inps sarebbe andato sotto zero di 4,5 miliardi già nel 2014. In quell’anno il rischio in realtà non si è concretizzato grazie ai contributi statali, ma per il futuro le speranze non sono affatto ottimistiche.

Anche il problema rappresentato dalla gestione dell’ex Inpdap, l’ente previdenziale dei dipendenti pubblici, rappresenta una questione non ancora risolta. Il Governo guidato da Monti qualche anno fa ha previsto l’incorporazione dell’Inpdap nel 2012 nella cosiddetta super-Inps. Già tutto ciò ha creato una situazione a rischio. Infatti allora i conti dell’Inps erano in attivo, ma l’ex Inpdap aveva un passivo corrispondente a quasi 9 miliardi di euro all’anno. È lo Stato che dovrebbe coprire questo conto in rosso, ma fino a che punto le casse statali possono riuscire ad arginare una situazione che appare in emergenza?

Cosa sta succedendo alle casse pensionistiche

Il disavanzo che mette in pericolo le casse pensionistiche deriva soprattutto dai ritardi dei trasferimenti dello Stato. I soldi che occorrono vengono anticipati dall’Inps e poi i conti dovrebbero essere pareggiati di nuovo dall’intervento dello Stato. Il sistema dovrebbe essere sostenibile perché le prestazioni dovrebbero essere garantite proprio dal nostro erario statale. Eppure è la struttura stessa del sistema che comincia a suscitare delle preoccupazioni.

In fin dei conti il sistema pensionistico dello Stato italiano è molto particolare, perché si basa sull’opportunità di garantire un pagamento in base ai contributi di chi lavora, che dovrebbe contare poi sulla promessa di ricevere in futuro la pensione grazie ai contributi versati da altri lavoratori. Tutto questo sistema di equilibri può entrare facilmente in crisi, specialmente quando si deve ricorrere al pagamento delle pensioni con i soldi che arrivano dalla fiscalità generale. Questo processo può innescare un circolo vizioso che porterebbe anche all’incremento delle imposte e del debito, già oggi arrivati a livelli incredibili.

Ma non si tratta soltanto di un sistema disomogeneo. È vero che in passato spesso si sono concesse pensioni molto più alte dei contributi versati. Si è arrivati anche alle cosiddette baby pensioni, su cui potevano contare coloro che avevano lavorato soltanto anche 14 anni, 6 mesi e un giorno e che avevano versato soltanto pochissimi contributi.

I dati: lavoratori, pensionati e bassa natalità

Considerando il numero dei pensionati e dei lavoratori, appare facile scoprire come le pensioni degli Italiani potrebbero essere a rischio anche per la netta differenza che si riscontra fra gli uni e gli altri. In Italia ci sono 21 milioni di prestazioni pensionistiche che vengono date a 16,2 milioni di pensionati. I lavoratori sono meno di 23 milioni di persone, per essere precisi si tratterebbe di 22.884.000, secondo le ultime rilevazioni dell’Istat.

Anche esaminando i redditi da pensione, appaiono in evidenza delle forti contraddizioni. Il reddito da pensione è in media corrispondente a 17.323 euro lordi, una cifra non molto inferiore a 18.280 euro, che costituiscono il reddito dichiarato da artigiani e piccoli imprenditori. Anche il reddito dei dipendenti non si discosta molto da questo numero, visto che è pari a 20.520 euro. Le cifre possono scendere ancora di più soprattutto in riferimento ai lavoratori più giovani. Sono proprio questi che nei prossimi anni avranno il compito di sostenere tutto il sistema previdenziale.

A tutto questo si aggiunge il problema della bassa natalità. Da questo punto di vista in Italia la situazione non è delle migliori. Nel 1964 si registrava un andamento medio di 2,65 figli per donna. Oggi si arriva ad una media inferiore ad 1,40. Uno Stato che non può contare su una natalità adeguata potrebbe ben presto entrare in crisi dal punto di vista economico e quindi travolgere tutto il sistema pensionistico, perché non può contare su consumi sufficienti. Essendoci meno lavoro, le persone si impoveriscono, non hanno la possibilità di versare i contributi e il sistema dell’Inps potrebbe entrare in crisi molto più velocemente.

Nel 2023 un buco di 53 miliardi

Tito Boeri, presidente dell’Inps, ha sostenuto di recente che c’è proprio da avere paura per le prestazioni pensionistiche su cui dovrebbero contare gli Italiani. Boeri ha fatto presente che ci sarebbe la necessità di maggiore flessibilità in uscita. Tutto ciò dovrebbe servire ad evitare le previsioni drammatiche attuali. Si calcola che nel 2017 il patrimonio dell’Inps andrà in un forte passivo, per poi sprofondare, fino ad arrivare, nel 2023, ad un negativo di 53 miliardi. È stato lo stesso Boeri a confermare questo dato in commissione di vigilanza sugli enti previdenziali.

La previsione è quella di una perdita di circa 10 miliardi l’anno, un processo che dovrebbe andare avanti per i prossimi 10 anni. Boeri ha detto che i dati possono sembrare allarmanti, ma non lo sarebbero in realtà, considerando che il 99% del bilancio è rappresentato da prestazioni garantite da leggi statali.

Questa è la posizione del presidente dell’Inps, ma quanto davvero possiamo fidarci di stime che si scontrano con un rischio povertà sempre più avanzato nel nostro Paese? Sapremo la verità soltanto in futuro, in un tempo ormai prossimo.

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