Ci Vogliono Malati. Le Strategie Dell’Industria Farmaceutica!

Il business delle industrie farmaceutiche non è certo una novità. Vogliamo fare chiarezza su quello che i media tradizionali nascondono da sempre. Ovvero il fatto che le cosiddette Big Pharma non hanno alcun interesse a farci guarire. Il mercato della sanità frutta milioni di euro alle case farmaceutiche. Eccovi qualche esempio sul quale riflettere.

Tempo fa, un articolo controverso apparso sul “British Medical Journal” l’autorevole rivista accademica, iniziava con questa frase “Si possono fare molti soldi dicendo alle persone sane che sono malate“. Non è certo una novità infatti come con il passare degli anni stiamo assistendo a quella che viene definita “medicalizzazione della società” ad opera delle multinazionali farmaceutiche per allargare il loro mercato. Perché senza malati non si vendono le medicine.

E’ giunto il momento quindi di fare chiarezza su questo fenomeno, fornendovi alcune prove inconfutabili che vi dimostreranno come le industrie farmaceutiche ci vogliono malati, e non hanno alcun interesse a farci guarire. Il problema è che, essendoci di mezzo molti, troppi soldi, gli organismi e le autorità compiacenti sono molte, per questo questo argomento viene sempre messo in secondo piano. Ma entriamo nel dettaglio, ovvero il mercato delle malattie.

Una vera e propria strategia di marketing finalizzata a farci stare male, almeno apparentemente. Ma come vi starete chiedendo? Semplice: facendoci credere di essere malati, in base e numeri e tabelle, quando in realtà stiamo benissimo.

Una di queste strategie è la promozione dello screening che rappresenta probabilmente il più grosso business per creare nuovi ammalati. Un classico esempio è lo screening per il PSA (l’antigene prostatico specifico), che è stato proposto a tappeto in Europa e negli USA a tutti i maschi cinquantenni, anche in buona salute, con effetti nulli sul controllo della mortalità per tumore alla prostata, ma con molti effetti negativi derivanti dalla diffusione ingiustificata della chirurgia della prostata e con molti effetti positivi per i produttori dei test e dei farmaci.

Ma non è finita qui: la strategia di marketing più potente la si ottiene abbassando il valore delle soglie tra normalità e patologia. Attribuendo il termine “patologico” a condizioni esistenziali comuni.

Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti, eccone uno: la soglia del colesterolo e quella della pressione arteriosa sono diventate talmente basse che si fa fatica a restare nei limiti. Al punto che ormai è frequente sentire cardiologi dire che meno colesterolo si ha e meglio è, stravolgendo la fisiologia e la biochimica, che ci insegnano che questa molecola è essenziale per la stabilità della membrana cellulare e per la sintesi degli ormoni steroidei (ormoni sessuali, cortisolo,  ma anche tanti altri che, seppur di minor peso hanno sempre fatto parte del corretto funzionamento dell’organismo umano).

Il concetto di base quindi è che sono stati stravolti i concetti di equilibrio psicofisico trasformando il concetto di normalità in quello di difesa da nemici, interni ed esterni, da attuarsi con armi fornite dall’esterno, sotto forma di pillole e bisturi.

Se non vi basta va segnalato che, la decisione di abbassare la soglia del colesterolo negli Stati Uniti, avvenuta nel 2004, è stata vagliata ed approvata da un gruppo di nove esperti federali di cui, otto, ovvero quasi tutti, hanno palesi interessi con le industrie farmaceutiche che producono proprio i farmaci per abbassare il colesterolo.

Così, da un giorno all’altro, quando la regola è diventata operativa, gli Stati Uniti hanno creato in un solo colpo ben 25 milioni di malati in più, portando da 12 a 36 milioni il numero di persone che dovrebbero assumere tale farmaco.

Ma non è certo finita qui. Parliamo delle linee guida sull’ipertensione. Nel giro di pochi anni si è passati da una pressione di 90/140 considerata normale, a 120/80. Nel 2003 gli esperti hanno poi chiarito che, se si raggiungono questi livelli, la persona deve essere considerata in “pre-ipertensione“. In poche parole per essere considerati sani, bisognerebbe stare sempre sul limite dell’ipotensione.

Inutile dire che, anche in questo caso, l’abbassamento della soglia ha significato l’aumento della prescrizione dei farmaci. Senza contare che, anche in questo caso, abbiamo assistito alla trasformazione di uno stato “normale” ad uno “patologico”, tutto questo così, da un giorno all’altro.

Ovviamente questi sono solo alcuni esempi di come l’industria farmaceutica, un vero e proprio impero monetario internazionale, non ha alcun interesse a curare definitivamente le malattie. Pensate al danno economico che ne trarrebbe se non ci fossero più ammalati?

Comunque sia, con questo non vogliamo certo dire che le  malattie non esistono, è solo che, magari, prima di considerarsi affetti da un qualsiasi disturbo è bene analizzare se si tratta di un vero e proprio malanno, fisico, oppure stanno semplicemente facendocelo credere.

Fateci sapere nei commenti il vostro punto di vista!

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